27 febbraio 2008
Da 45 giorni ormai calpestiamo le calles del Puerto.
Dopo un iniziale entusiasmo solleticato dalla nostra indomabile curiosita' che ci ha indotto ad attraversare ripetutamente le vie, le piazze, i moli, le avenide, in ripetuti e sfiancanti saliscendi constringendo i nostri polpacci a sforzi mai provati prima... ora, l'impressione iniziale che ci accolse e' svanita.
La pace che pareva irreale, la pioggerellina che bagnando i ciotoli di pietra scura con la calda luce dei lampioni trasmetteva una piacevole sensazione di calma che ci ha subito affascinato, ci ha presto lasciato.
Si, perche' Puerto e' bella, ma di una bellezza che si estingue in fretta, di cui abbuffarsi velocemente per poi dirigersi verso nuove rotte. E' bella, caratteristica, tranquilla, ma e' il nulla che ha dentro che ci lascia gia' cosi' indifferenti e abituati... ancora si mi fermo ad ammirare le case terrere e i balconi intarsiati di legno lucido e scuro, le mura di calce bianchissime, le aiuole in fiore e le onde oceaniche che quotidiane e instancabili si infrangono sul molo... ma le Taperias sono chiuse, i Guachinches altrove, non si beve il vino della valle ma birra, non si mangiano boccadillos ma platos combinados de hamburghesa y papas... cara Puerto, ti han tolto l'anima.
Sei un contenitore grazioso e accogliente ma senza dentro niente.
E a nessuno importa qui.
Ci viene da chiederci che ne sara' di te...non si riesce a immaginare un futuro per te, perche' non hai neanche un presente.
Comunque noi presto andremo via, ma a chi passa di qui -se lo goda il Puertito- ma poi corra a rifugiarsi in un guachinche ad abbuffarsi di vino tinto y carne a la brasa!
Suerte!
I.

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